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Giovedì Santo nella tradizione cattolica italiana

Una scena simbolica con un calice, pane e olio su un tavolo rustico che rappresenta il Giovedì Santo in Italia.

Il Giovedì Santo è una giornata centrale nella Settimana Santa, che precede la Pasqua. È dedicato alla memoria degli eventi che hanno portato alla Passione e Resurrezione di Gesù Cristo.

In particolare, il Giovedì Santo ricorda l’Ultima Cena, durante la quale Gesù istituì il sacramento dell’Eucaristia. Questa celebrazione è fondamentale nella liturgia cattolica e viene commemorata con riti specifici.

In Italia, le celebrazioni includono la Messa del Crisma al mattino, durante la quale l’olio santo viene benedetto, e la Messa in Coena Domini la sera, con il rito della Lavanda dei piedi e la preparazione al Triduo Pasquale.

Data e significato del Giovedì Santo

La settimana che precede la Pasqua è chiamata Settimana Santa o Settimana della Passione, e il giovedì di questa settimana è noto come Giovedì Santo. Per i cristiani occidentali, la data del Giovedì Santo viene calcolata in base alla data della Pasqua cattolica, che varia ogni anno. Il Giovedì Santo segna il primo giorno del Triduo Pasquale, un periodo di tre giorni considerato il più solenne della Settimana Santa. Questi ultimi tre giorni prima della Pasqua sono dedicati alla commemorazione degli eventi che hanno preceduto la crocifissione e la resurrezione di Gesù Cristo, momenti fondamentali della fede cristiana. In questo contesto, il Giovedì Santo assume un ruolo centrale come inizio di questo periodo di riflessione e celebrazione liturgica.

Tradizioni del Giovedì Santo in Italia

In Italia, il Giovedì Santo è una giornata centrale all’interno della Settimana Santa, momento di profonda rilevanza nella tradizione cattolica. La celebrazione liturgica del mattino prende il nome di Messa del Crisma, durante la quale il vescovo consacra il crisma e gli oli santi destinati ai sacramenti. Questa funzione sottolinea l’importanza sacramentale e comunitaria della giornata.

La celebrazione serale è invece rappresentata dalla Messa in Coena Domini, che ricorda l’Ultima Cena. Al termine di questa messa, è consuetudine eseguire il rito della Lavanda dei piedi, simbolo di umiltà e servizio. Dopo la funzione serale, il tabernacolo viene spesso lasciato vuoto fino alla Veglia Pasquale, mentre gli altari delle chiese vengono spogliati delle loro decorazioni, creando un’atmosfera di attesa e penitenza.

Queste pratiche liturgiche e rituali costituiscono un elemento distintivo delle tradizioni italiane legate al Giovedì Santo, riflettendo la solennità e il significato spirituale di questa giornata all’interno del calendario liturgico cattolico.

Il significato e i riti dell’Ultima Cena

Il Giovedì Santo è dedicato al ricordo dell’Ultima Cena e all’istituzione, da parte di Gesù Cristo, del sacramento della Santa Comunione, o Eucaristia. Secondo il Vangelo di Matteo, durante l’Ultima Cena Gesù benedisse il pane, lo divise tra gli apostoli e dichiarò che esso rappresentava il Suo Corpo. Allo stesso modo, benedisse il vino, lo distribuì agli apostoli e affermò che esso era il Suo Sangue. Nel corso della Comunione, i fedeli consumano il pane e il vino consacrati, che sono considerati simboli del Corpo e del Sangue del Signore. Questi elementi consacrati sono chiamati santi doni e costituiscono il fulcro del rito eucaristico celebrato in questa giornata.

Celebrazioni e riti del Giovedì Santo

La mattina del Giovedì Santo si celebra la Messa dell’Olio Santo, durante la quale i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al momento dell’ordinazione. Questa funzione liturgica rappresenta un momento di rinnovamento spirituale e di preparazione per le celebrazioni successive. La sera dello stesso giorno si tiene la Messa in memoria dell’Ultima Cena, caratterizzata dal rito della lavanda dei piedi, in cui i sacerdoti lavano i piedi ai fedeli, richiamando il gesto di umiltà compiuto da Gesù.

Al termine della Messa serale, fino alla Veglia Pasquale, non si suonano né l’organo né le campane, creando un’atmosfera di silenzio e attesa. Inoltre, i santi doni vengono trasportati in un luogo appositamente preparato in una delle cappelle, dove rimangono custoditi fino alla celebrazione pasquale. Da questo momento fino alla Veglia Pasquale, il pane e il vino non vengono più consacrati, poiché nelle funzioni successive si utilizzano esclusivamente i santi doni consacrati durante la Messa del Giovedì Santo.

Digiuno e astinenza nei cristiani occidentali

Il Giovedì Santo, nella tradizione dei cristiani occidentali, è caratterizzato non solo dalle celebrazioni liturgiche, ma anche da specifiche restrizioni alimentari. Durante la Quaresima, infatti, si distinguono giorni di digiuno e giorni di astinenza, ciascuno con regole precise riguardo al consumo di cibo. Nei giorni di digiuno, ai fedeli è consentito un solo pasto completo accompagnato da uno o due spuntini leggeri, mentre la tipologia degli alimenti ammessi può variare a seconda delle diverse località. Nei giorni di astinenza, invece, non vi è limitazione nel numero di pasti, ma è vietato il consumo di carne; tuttavia, è generalmente permesso mangiare pesce, uova e latticini. La pratica contemporanea dei cristiani occidentali prevede l’osservanza del digiuno e dell’astinenza principalmente nel Venerdì Santo e nel Sabato Santo. Per quanto riguarda il Giovedì Santo, invece, è previsto esclusivamente il digiuno, senza l’astinenza dalla carne.

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