Le Quinquatrie erano una festività importante nell’antica religione romana, dedicata alla dea Minerva. Questa celebrazione si svolgeva tra il 19 e il 23 marzo e comprendeva una serie di riti e manifestazioni pubbliche.
Fonti antiche come Varrone, Ovidio e Festo forniscono diverse interpretazioni sulla durata e le modalità della festa, indicando un periodo che poteva variare da un solo giorno fino a cinque giorni di celebrazioni. La festa era associata anche alla purificazione degli strumenti sacri e a competizioni gladiatorie.
L’imperatore Domiziano promosse le Quinquatrie con eventi culturali e istituì una collegia per la loro organizzazione. Inoltre, esisteva una versione minore della festa, celebrata durante le Idi di giugno, che coinvolgeva processioni di flautisti verso il tempio di Minerva.
Data e durata della festa
Le Quinquatrie erano una festività della religione romana antica dedicata alla dea Minerva, celebrata dal 19 al 23 marzo. Nei calendari religiosi romani più antichi, questa ricorrenza era indicata come un evento di un solo giorno. Secondo lo studioso Varrone, il nome della festa deriva dal fatto che si teneva il quinto giorno dopo le Idi di marzo, in modo analogo ad altre festività tuscolane come i Sexatrum, che si svolgevano il sesto giorno dopo le Idi, e i Septimatrum, il settimo giorno dopo le Idi. Varrone e Festus sostenevano che le Quinquatrie fossero celebrate in un’unica giornata, mentre Ovidio descriveva una durata di cinque giorni per la festa: il primo giorno era caratterizzato dall’assenza di spargimento di sangue, mentre nei quattro giorni successivi si svolgevano combattimenti di gladiatori. Questa differenza nelle fonti testimonia una possibile evoluzione o variazione nella durata e nelle modalità della celebrazione delle Quinquatrie nel corso del tempo.
Il legame con la dea Minerva e i riti
Le Quinquatrie erano una celebrazione strettamente legata alla dea Minerva, come attestano fonti antiche quali Ovidio e Festus. Ovidio riferisce che la festa veniva osservata in onore del compleanno di Minerva, mentre Festus collega la dedicazione della festività all’inaugurazione del suo tempio sull’Aventino. Questa connessione con Minerva influenzava anche le pratiche rituali del giorno: in particolare, le donne si rivolgevano a indovini e fattucchiere, cercando auspici e consigli divinatori.
Un elemento rituale significativo si svolgeva il quinto giorno della celebrazione, quando si procedeva alla purificazione delle tubature utilizzate nei riti sacri. Questo rito, noto come Tubilustrium, aveva origine come festività autonoma, collocata nei calendari antichi al 23 marzo. Tuttavia, con l’estensione della durata delle Quinquatrie a cinque giorni, il Tubilustrium venne integrato come momento conclusivo della festa, assumendo così un ruolo di chiusura e purificazione finale delle cerimonie dedicate a Minerva.
Celebrazione sotto Domiziano e le Piccole Quinquatrie
Sotto il regno di Domiziano, le Quinquatrie vennero celebrate annualmente nella sua villa ad Albano, situata ai piedi dei Colli Albani. L’imperatore istituì una collegia incaricata di sovrintendere all’organizzazione della festività, che comprendeva una serie di eventi spettacolari come le cacce agli animali, rappresentazioni teatrali e competizioni tra oratori e poeti. Parallelamente, esisteva un’altra celebrazione denominata Piccole Quinquatrie (Quinquatrus Minusculae o Quinquatrus Minores), che si teneva durante le Idi di giugno. In questa occasione, i flautisti (tibicines) attraversavano solennemente la città in processione diretta al tempio di Minerva, sottolineando così l’importanza rituale e culturale di questa festività minore nel calendario romano.
L’incidente con Agrippina durante le Quinquatrie
Durante le Quinquatrie del 59 d.C., l’imperatore Nerone organizzò un piano per eliminare sua madre, Agrippina Minore, invitandola nella sua villa vicino a Baia. Aniceto, il vecchio tutore di Nerone e comandante della flotta a Miseno, costruì una nave progettata per affondare senza destare sospetti. Agrippina sbarcò a Bauli, situata tra Baia e il promontorio di Miseno, e proseguì il viaggio su una portantina. Dopo un banchetto, fu convinta a tornare a Bauli a bordo della nave predisposta per la sua morte. Tuttavia, il meccanismo dell’assassinio fallì e Agrippina riuscì a raggiungere la riva, per poi dirigersi verso la sua villa sul lago Lucrino. Nonostante questo fallimento iniziale, Nerone riuscì infine a raggiungere il suo obiettivo con l’ulteriore aiuto di Aniceto.
