La Giornata Internazionale del Lavoro Domestico si celebra annualmente l’8 giugno in numerosi paesi per onorare chi si dedica alla gestione della casa. Questo evento è stato istituito per valorizzare il contributo fondamentale delle persone che svolgono attività domestiche, spesso invisibili e non riconosciute ufficialmente.
L’iniziativa è stata promossa da Gabriela Delgado, collaboratrice del National Institute of Women di Città del Messico, che ha evidenziato come il lavoro domestico rafforzi i legami familiari e crei un ambiente positivo all’interno delle famiglie. Il lavoro domestico comprende molteplici mansioni, dalla pulizia alla gestione del bilancio familiare, svolte senza interruzioni durante tutto l’anno.
In Italia, pur non essendo riconosciuta come festività ufficiale, questa giornata richiama l’attenzione sull’importanza del lavoro domestico e sulla necessità di superare stereotipi e garantire pari diritti e supporto sociale a chi sceglie o è costretto a questo stile di vita.
Data e scopo della celebrazione
La Giornata Internazionale del Lavoro Domestico si celebra ogni anno l’8 giugno in numerosi paesi. Questa ricorrenza è stata istituita per onorare le persone che si dedicano alla gestione della casa, riconoscendo l’importanza del loro ruolo nella società. L’obiettivo principale della giornata è valorizzare il contributo delle donne e degli uomini che scelgono o sono costretti a uno stile di vita basato sul lavoro domestico, superando gli stereotipi che li dipingono come “pigri” o inattivi. Inoltre, la celebrazione sottolinea la necessità di un sostegno sociale adeguato e di una reale parità nella distribuzione delle responsabilità domestiche, promuovendo così un maggiore rispetto e riconoscimento per chi svolge queste attività fondamentali.
Caratteristiche della celebrazione e status giuridico in Italia
In Italia, la Giornata Internazionale del Lavoro Domestico, celebrata l’8 giugno, non possiede uno status ufficiale di festa nazionale e viene osservata principalmente a livello informale e mediatico. Dal punto di vista legislativo, la legge n. 903 del 9 dicembre 1977, che sancisce la parità di trattamento tra uomini e donne nel lavoro, non include esplicitamente il lavoro domestico non retribuito svolto da casalinghe e casalinghi. Analogamente, l’articolo 37 della Costituzione della Repubblica Italiana riconosce la funzione sociale della maternità e della cura familiare, ma non prevede una remunerazione diretta per il lavoro domestico svolto all’interno delle famiglie.
Sul piano fiscale, la normativa italiana consente alcune detrazioni e agevolazioni per servizi di assistenza a bambini, anziani e alla casa, ma non prevede un compenso economico diretto per il lavoro domestico. Dal 2019, il “Reddito di cittadinanza” modificato può essere erogato a membri disoccupati della famiglia, inclusi casalinghi e casalinghe, a condizione che siano rispettati criteri patrimoniali e reddituali; tuttavia, tale beneficio non rappresenta una retribuzione per il lavoro domestico.
Nel 2016, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) ha introdotto una forma sperimentale di parziale compenso per la cura familiare nell’ambito del programma “prestazioni di cura e assistenza”, ma questa misura riguarda esclusivamente i caregiver registrati che assistono persone gravemente malate, escludendo la maggior parte delle casalinghe e dei casalinghi. Infine, secondo la classificazione delle professioni ISTAT, le persone impegnate esclusivamente nel lavoro domestico all’interno della propria abitazione senza un contratto formale sono considerate “popolazione non attiva” e non come occupate.
Statistiche e ricerche sull’Italia
In Italia, secondo i dati ISTAT del 2023, le donne svolgono circa il 72% del totale del lavoro domestico non retribuito, mentre gli uomini contribuiscono per circa il 28%. Questi dati evidenziano una significativa disparità di genere nella distribuzione delle attività domestiche all’interno delle famiglie italiane. Il principale ente nazionale di statistica, ISTAT, conduce regolarmente studi intitolati «Uso del tempo», che monitorano l’impiego delle ore dedicate alle varie attività quotidiane. Tali ricerche mostrano che l’impegno di casalinghe e casalinghi italiani nella cura della casa e della famiglia è paragonabile, in termini di ore settimanali, a un lavoro a tempo pieno. Questi risultati sottolineano l’importanza e la rilevanza sociale del lavoro domestico, spesso non riconosciuto formalmente, ma fondamentale per il funzionamento della vita familiare e sociale.
Il ruolo e il lavoro delle casalinghe e dei casalinghi
L’iniziativa di istituire una giornata dedicata al lavoro domestico è stata promossa principalmente da Gabriela Delgado, collaboratrice dell’Istituto Nazionale delle Donne di Città del Messico. Secondo Delgado, le casalinghe e i casalinghi svolgono un ruolo fondamentale nel rafforzare i legami familiari e nel creare un clima favorevole all’interno delle famiglie. Il loro impegno quotidiano è spesso estenuante: la maggior parte di loro dedica fino a venti ore al giorno alle attività domestiche, senza usufruire di malattie, giorni di riposo o ferie, lavorando quindi 365 o 366 giorni all’anno.
Nonostante l’importanza di questo lavoro, il ruolo di casalinga o casalingo non è riconosciuto come una professione ufficiale. Le mansioni svolte comprendono pulizia, lavanderia, cucina, cura della salute e gestione del bilancio familiare, attività solo in parte alleviate dall’uso di elettrodomestici. Studi indicano che una casalinga media svolge quotidianamente compiti che corrispondono a diverse professioni, quali cuoca, addetta alle pulizie, autista e contabile. Se il lavoro domestico fosse retribuito, il suo valore economico nei paesi sviluppati ammonterebbe a decine di migliaia di dollari all’anno.
