Le Volturnalia erano festività dell’antica Roma dedicate al dio Volturno, divinità delle acque e dei venti. Queste celebrazioni si tenevano annualmente il 27 agosto e rappresentavano uno dei più antichi culti romani.
Il flamine Volturnalis, uno dei dodici flamines minores, era il sacerdote incaricato di officiarne i riti, che si svolgevano principalmente sul Campo Marzio. Secondo la tradizione, il culto fu istituito da Numa Pompilio, il secondo re di Roma.
Le Volturnalia facevano parte di un ciclo di feste agricole estive, mirate a proteggere i raccolti dai venti dannosi, in particolare il vento sud-orientale chiamato Volturno. Alcune interpretazioni collegano queste celebrazioni anche al dio fluviale Volturno, venerato in Campania.
Data e significato della festa
Le Volturnalia erano celebrazioni nell’antica Roma dedicate al dio delle acque e delle sorgenti, Volturno, e si tenevano ogni anno il 27 agosto. Questa data era parte di un ciclo di festività agricole che si svolgevano nel mese di agosto, tutte finalizzate alla protezione del raccolto dalle minacce naturali. La festa delle Volturnalia, quindi, assumeva un ruolo importante nel calendario agricolo romano, sottolineando il legame tra la divinità delle acque e la salvaguardia delle colture, essenziali per la sopravvivenza e il benessere della comunità.
Volturnalia e l’Italia contemporanea
In Italia contemporanea, il 15 agosto si celebra il Ferragosto, una festività nazionale dedicata all’Assunzione della Vergine Maria, che integra elementi rituali cristiani con tradizioni arcaiche di carattere agricolo. Questa ricorrenza affonda le sue radici nel calendario romano antico, quando l’imperatore Ottaviano Augusto istituì il Ferragosto come periodo di riposo estivo successivo ai lavori nei campi, mantenendo così viva la tradizione pagana dei festival agricoli estivi. Nella regione della Campania, il legame con il territorio del Volturno si manifesta anche in ambito enologico, attraverso la denominazione IGT «Terre del Volturno», che identifica vini prodotti nelle aree circostanti il fiume Volturno. Inoltre, in Campania opera l’Ente Autonomo Volturno Srl, un’organizzazione che si occupa di agricoltura, cultura ed ecologia, strettamente connessa al territorio del Volturno. Infine, i musei storico-archeologici italiani, inclusi i Musei di Roma, presentano nelle loro esposizioni dedicate alla religione romana e al calendario delle festività il Volturnalia come esempio significativo di culto statale primitivo rivolto alle forze naturali.
Il dio Volturno e il sacerdozio
Volturno era una divinità dell’antica Roma a cui era dedicato il flamine Volturnalis, il sacerdote incaricato di presiedere al culto di questo dio. Volturno era considerato il protettore delle acque, dei viaggi e del commercio, aspetti fondamentali per la vita e l’economia romana. Il flamine Volturnalis faceva parte di un gruppo di dodici flamines minores, sacerdoti minori ciascuno responsabile del culto di una specifica divinità all’interno del corpo sacerdotale dello Stato romano.
Secondo quanto riferito da Varrone, il sacerdozio del flamine Volturnalis fu istituito da Numa Pompilio, il secondo re di Roma secondo la tradizione storica. Questa attribuzione sottolinea l’antichità e l’importanza del culto di Volturno nel panorama religioso romano. Le informazioni relative alle Volturnalia e al flamine Volturnalis sono state tramandate anche attraverso le opere perdute di Varrone, in particolare nelle “Antichità”, il cui contenuto ci è noto grazie ai riferimenti di Aulo Gellio.
In sintesi, il dio Volturno e il suo flamine rappresentavano un elemento significativo del sistema religioso romano, con un ruolo specifico e istituzionalizzato nel culto pubblico, testimoniato da fonti antiche e dalla tradizione storica.
Luogo e riti della festa
Durante le celebrazioni delle Volturnalia, i sacrifici in onore di Volturno venivano effettuati nel Campo Marzio a Roma. Questo luogo, noto per la sua importanza nelle cerimonie pubbliche e religiose, ospitava i riti dedicati al dio fluviale. Nei testi antichi che descrivono le Volturnalia, si fa esplicito riferimento al sacrificio con la dicitura “Volturno flumini sacrificium”, sottolineando così il legame diretto tra il dio e il fiume. Questi elementi testimoniano la centralità del rito sacrificale nel contesto della festa e la sua collocazione geografica precisa all’interno della città di Roma.
Interpretazioni storiche e linguistiche
Le Volturnalia rappresentano una delle festività più antiche della tradizione romana. Secondo un passo di Varrone, a questa celebrazione è attribuita un’origine arcaica e tipicamente romana, sottolineando così la sua importanza nel contesto religioso e culturale della Roma antica. Varrone menziona inoltre le Volturnalia e il flamine Volturnale in opere perdute intitolate “Antichità”, il cui contenuto ci è noto grazie ai resoconti di Aulo Gellio. Quest’ultimo, nelle “Noctes Atticae”, utilizza l’esempio del vento Volturno per illustrare le differenze nella terminologia latina relativa ai venti, evidenziando così un interesse filologico e linguistico legato alla festività. Tuttavia, nella poesia classica e in una filologia meno rigorosa, si è spesso verificata una confusione tra la divinità campana e quella romana, complicando la comprensione precisa delle origini e delle caratteristiche del culto. Questi elementi testimoniano come le Volturnalia siano state oggetto di interpretazioni sia storiche sia linguistiche, che ne hanno influenzato la percezione nel corso dei secoli.
Connessione con il vento e l’agricoltura
Secondo Aulo Gellio, i Romani identificavano Volturno con uno dei venti orientali, presumibilmente lo scirocco. Questa associazione è confermata anche da Columella, che nel suo trattato agronomico descrive come nella provincia della Betica fosse necessario proteggere le viti con stuoie durante l’inizio della canicola, per evitare che il vento sudorientale, chiamato Volturno, potesse bruciare i grappoli d’uva. Da queste testimonianze deriva l’interpretazione delle Volturnalia come una cerimonia di propiziazione agricola, volta a placare il vento Volturno e a salvaguardare i raccolti. Tale lettura è sostenuta da diversi studiosi, tra cui Georges Dumézil, che vedono nelle offerte rituali un intento di protezione delle colture contro i danni causati dal vento. In questo modo, le Volturnalia si configurano come una festività strettamente legata alle dinamiche naturali e alle esigenze dell’agricoltura romana.
Ipotesi delle feste fluviali e culto campano
Una delle interpretazioni avanzate riguardo alle Volturnalia è quella che le considera come feste fluviali dedicate alla divinizzazione del Tevere. Questa ipotesi si fonda sull’esistenza di un analogo culto e festività nella città antica di Capua, situata in Campania, in onore di un dio fluviale omonimo, Volturno. Secondo questa teoria, Roma avrebbe potuto adottare sia la divinità che le celebrazioni dalla tradizione campana, sebbene tale ipotesi di un prestito culturale sia ritenuta poco probabile.
Nell’ambito di questa interpretazione, il nome Volturno viene collegato al Tevere attraverso l’espressione latina “a volvendo”, che significa “dal movimento rotatorio”, un riferimento al moto delle acque. Inoltre, in una delle antiche iscrizioni del calendario romano, il termine “flaminis” è stato proposto di leggere come “fluminis”, cioè “fluviale”, rafforzando così l’idea di una festa legata a un culto delle acque.
Il fiume Volturno, che scorre attraverso le regioni del Molise e della Campania, è il corso d’acqua più lungo del Sud Italia e sfocia nel Mar Tirreno a nord del Golfo di Napoli. In epoca romana, il Volturno rivestiva un ruolo cruciale per la navigazione e l’approvvigionamento alimentare della città di Capua. A testimonianza della sua importanza, l’imperatore Domiziano fece costruire argini lungo il fiume per prevenire le inondazioni nelle aree circostanti Capua.
Questi elementi sottolineano il rilievo del culto fluviale di Volturno in Campania e la possibile, seppur controversa, connessione con le celebrazioni romane delle Volturnalia.
Identificazioni e divinità alternative
Alcuni studiosi, tra cui Vaccaio, hanno identificato Volturno con Vortumno, considerato un antico dio romano della natura caratterizzato da una natura mutevole che rifletteva i cambiamenti stagionali. I sostenitori di questa identificazione vedevano in entrambi gli aspetti una connessione con il dio Giano, suggerendo una dimensione duplice o trasformativa comune a Volturno e Vortumno. Secondo Varrone, Vortumno aveva un proprio festival, le Vortumnalia, che si celebravano in date differenti rispetto alle Volturnalia dedicate a Volturno. Questa distinzione temporale sottolinea come, nonostante le possibili sovrapposizioni o identificazioni tra le due divinità, esse mantenessero celebrazioni separate nel calendario religioso romano.
