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Festa romana di Furrinalia dedicata alla dea Furrina

Un altare rustico con ciotole di miele e spighe di grano illuminate da una luce calda, simbolo delle antiche tradizioni agricole romane.

La Furrinalia era una festa religiosa annuale dell’antica Roma, celebrata il 25 luglio in onore della dea Furrina. Questa divinità arcaica era associata alle acque sotterranee e ai pozzi, ma nel tempo il suo culto cadde in gran parte nell’oblio.

Il culto di Furrina era legato a una sacra selva situata sul colle Gianicolo, vicino al Tevere, e a un piccolo flamine, il flamen furrinalis. La festa si inseriva in un ciclo di celebrazioni estive dedicate alla protezione delle risorse naturali, seguendo le Lucarie e le Neptunalia.

L’imperatore Augusto restaurò il culto di Furrina, mantenendo i riti tradizionali e il flamine dedicato. La Furrinalia rappresentava anche la conclusione dei lavori agricoli estivi e aveva lo scopo di prevenire la siccità durante il periodo di caldo intenso.

Data e collocazione nel calendario

Le Furrinalia erano una festa religiosa annuale dell’antica Roma, celebrata il 25 luglio in onore della dea Furrina. La data di questa festività è attestata in diversi calendari romani, tra cui iscrizioni su pietra e i Fasti Antiates maiores. Originariamente, la celebrazione ricadeva nel mese di Quinti­lio, che, dopo la riforma del calendario romano e in onore dell’imperatore Ottaviano Augusto, fu rinominato agosto. Le Furrinalia si collocano in una sequenza di festività che si svolgono nei giorni dispari del mese di Quinti­lio: i Lucaria il 19 e 21 luglio, le Neptunalia il 23 luglio e infine le Furrinalia il 25 luglio. Questa successione di celebrazioni si svolge durante il periodo noto come “canicola” o “calura estiva”. Nel calendario romano, le Furrinalia seguivano i festeggiamenti dei Lucaria e delle Neptunalia, formando così una serie di riti connessi alla protezione delle foreste e delle risorse idriche dell’Italia.

Furrinalia e l’Italia: santuari e contesto storico

Il santuario dedicato a Furrina si trovava sul colle Gianicolo, all’interno dell’area corrispondente all’attuale città di Roma, in Italia. In particolare, la sacra selva di Furrina era situata ai piedi del Gianicolo, sull’altra sponda del Tevere. Questo luogo sacro rivestì anche un ruolo politico significativo: nel 121 a.C., Gaius Gracco vi trovò rifugio politico. Nel 1906, sul versante orientale del Gianicolo, nei pressi della moderna Villa Sciarra, fu rinvenuto un altare con un’iscrizione greca dedicata a Zeus Keravnio e alle ninfe Ferrine. Successivamente, nel 1908, sotto la guida di Paul Gockel, furono condotte esplorazioni nella valle Sciarra per individuare una fonte collegata a Furrina, localizzando così la sacra selva nei pressi di Villa Sciarra. Nel 1902, l’americano George Wurts aveva già effettuato lo scavo di un pozzo interrato, scoprendo sul fondo l’incrocio di quattro gallerie sotterranee a forma di croce, con dimensioni di circa 1,50 metri di altezza e 0,60 metri di larghezza. Una di queste gallerie conduceva a tre cavità, due delle quali alimentate da condotti idraulici. Paul Gockel denominò questo complesso sotterraneo “grotta delle ninfe di Furrina”. Inoltre, in una lettera di Cicerone si fa menzione di un santuario ad Furinae situato nei pressi di Arpino, nella regione storica del Lazio, che corrisponde all’attuale territorio italiano. Questo testimonia la diffusione del culto di Furrina anche al di fuori di Roma, nel contesto geografico più ampio dell’Italia centrale.

La dea Furrina e il suo culto

Nella tradizione antica, Furrina è descritta come una dea ormai caduta nell’oblio. Già a metà del I secolo a.C., il suo nome era noto a pochissimi romani, segno di un culto in declino e di una memoria religiosa quasi scomparsa. Nonostante ciò, a Furrina era dedicato uno dei dodici piccoli flamine, il flamen furrinalis, che testimonia l’esistenza di un culto ufficiale, seppur marginale. La scarsa conoscenza della dea portò a un errore di identificazione della sua sacra selva, che veniva confusa con un luogo consacrato alle Furie o alle ninfe. Lo studioso Georges Dumézil ha interpretato Furrina come un’antica divinità delle acque sotterranee e una possibile protettrice dei pozzi. Secondo Dumézil, il culto di Furrina fu progressivamente soppiantato da quello di Nettuno, signore di tutte le acque, e da Fons, dio delle sorgenti. Inoltre, Dumézil ha concluso che il culto e la festa dedicati a Furrina si trasformarono in un’adorazione rivolta alle ninfe furrinali, segnando così un’evoluzione e una sostituzione della sua figura divina nel pantheon romano.

Significato religioso e sociale della festa

La Furrinalia, secondo quanto riportato da Varrone, era considerata una giornata di riposo pubblico, sottolineando così il suo ruolo sociale nella vita romana. L’imperatore Augusto svolse un ruolo fondamentale nel rilancio del culto di Furrina, restaurando il tempio dedicato alla dea e reintegrando la figura del flamine furrinalis, sacerdote specifico incaricato delle cerimonie religiose. Questo intervento imperiale mirava a preservare e rafforzare le tradizioni religiose romane. Dal punto di vista agricolo e climatico, la Furrinalia era associata alla conclusione dei lavori nei campi e aveva una funzione propiziatoria volta a prevenire la siccità durante il periodo noto come “canicola”. In questo modo, la festa assumeva un duplice significato: da un lato, quello religioso legato al culto della dea e alle pratiche rituali, dall’altro, quello sociale e pratico, connesso alla protezione delle attività agricole e al benessere della comunità.

Il legame delle Furrinalia con i riti acquatici e i cicli calendariali

Georg Wissowa ha evidenziato come le festività che si celebrano nello stesso giorno spesso costituiscano una coppia legata a una medesima preoccupazione. In questo contesto, Nettuno e Furrina sono considerati due divinità acquatiche opposte e complementari. Georges Dumézil ha approfondito questo tema analizzando i trattati antichi che descrivono le acque e le attività ad esse connesse alla fine dell’estate, periodo che inizia con le celebrazioni delle Nettunalia e delle Furrinalia. Nei capitoli 8-12 del trattato Palladio del V secolo, vengono descritte le operazioni necessarie per l’utilizzo delle acque, come la posa di condutture e lo scavo di pozzi, attività che si svolgono nel mese di agosto. Palladio riteneva che la qualità migliore dell’acqua si ottenesse scavando pozzi sul pendio di una collina. Questa indicazione corrisponde alla collocazione dei noti santuari di Furrina, situati sul pendio del Gianicolo e ad Arpino, sottolineando così il legame tra la dea, i riti acquatici e i cicli stagionali del calendario romano.

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